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Annullato anche il secondo sequestro: restituiti 170mila euro a Don Nicola

Il sequestro bis era stato deciso dal gip Gelsomina Palmieri, su richiesta del sostituto procuratore Marilia Capitanio, che aveva ipotizzato il reato di ricettazione

Nessuna ricettazione, annullato il sequestro bis nei confronti di don Nicola De Blasio al quale saranno restituiti i 170mila euro in contanti trovati nella sua abitazione nel corso di una perquisizione effettuata dalla polizia postale nell’ambito dell’inchiesta sul materiale pedepornografico che gli è costato l’arresto. Il sequestro bis era stato deciso dal gip Gelsomina Palmieri, su richiesta del sostituto procuratore Marilia Capitanio, che aveva ipotizzato il reato di ricettazione dopo una indagine affidata alla Guardia di Finanza.

Nessuna ricettazione, restituito il denaro a Don Nicola De Blasio

Come riporta Il Mattino nell’edizione odierna, gli avvocati del sacerdote Massimiliano Cornacchione e Vincenzo Sguera nell’udienza di ieri davanti ai magistrati del Riesame, Simonetta Rotili, Maria Grazia Monaco e Roberto Nuzzo, hanno riproposto i documenti attestanti la liceità della somme possedute. Don Nicola De Blasio era già tornato in possesso dei 170mila euro sequestrati dalla polizia postale il 20 novembre. Il Riesame, composto dal presidente Francesca Telaro e dai magistrati Perrotta e Nuzzo, aveva infatti stabilito che il denaro trovato nell’abitazione non era collegabile al materiale pedopornografico trovato nel pc nel corso della perquisizione effettuata su ordine della Procura di Torino. I magistrati avevano accolto il ricorso presentato dai difensori e condiviso le dichiarazioni fatte dal prete nell’interrogatorio, sostenendo che si trattava di denaro (circa 80mila) ricevuto dai fedeli per eseguire dei lavori restauri nella chiesa di San Modesto e come parte dell’eredità ricevuta dai genitori. Poi era scattato il secondo sequestro.

Le indagini

Al centro delle indagini vi sono tuttora le dichiarazioni rese da don Nicola, che aveva sostenuto che quel materiale pedopornografico risaliva al 2015 quando aveva condotto una inchiesta sulla consistenza del fenomeno della pedofilia. Poi – questa la sua versione – resosi conto che quel materiale faceva scattare dei reati, aveva deciso di accantonarlo. Ora i periti dovranno stabilire se per quelle immagini non vi sono state altre visualizzazioni.

Il gip del Tribunale di Benevento Gelsomina Palmieri, dopo l’interrogatorio del sacerdote che aveva fatto seguito all’arresto con il beneficio dei domiciliari, aveva confermato il provvedimento e inviato gli atti al Tribunale partenopeo. Poi il Tribunale partenopeo aveva trasformato i domiciliari per il sacerdote in detenzione in carcere (da Benevento è stato poi trasferito a Carinola). Contro questa detenzione domani è prevista la discussione del ricorso al Riesame di Napoli.

Fonte: Il Mattino

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